Ultimamente mi sento un po' come “Giovanni senzaterra” ma nulla a che vedere con la nota famiglia reale inglese duecentesca. Senza terra nel senso che mi sento un po' nomade, un po' fuori luogo nella mia terra, un po' stanco di vivere attanagliato e braccato dal potere baronale che caratterizza il mio sud, dalla corrosione morale che vedo trasparire da quegli sguardi ipocriti che incrocio per sbaglio in ogni angolo del paese, elemosine di voti elettorali che irrompono nella mia sfera privata.
Sento la necessità di evadere per cercare un po' di aria pulita in luoghi lontani e per non pensare sempre negativo, per non essere ossessivo con le mie riflessioni e critiche sulla condotta indecente del Presidente Del Consiglio che insieme alla sinistra troppo spesso muta e compiacente di fronte agli scandali, ha potuto governare indisturbato nella certezza di un'opposizione inesistente e completamente asservita ad ogni suo volere.
Se vivessi a Milano di sicuro le mie idee avrebbero potuto godere di un maggiore slancio emozionale, mi sarei potuto mettere molto più spesso in contatto ad esempio con l'associazione “Qui Milano Libera” e poter toccare da vicino ogni ambiente nutrito di passione civile, culturale e politica.
A volte sento la necessità di dover criticare anche coloro i quali molto spesso mi hanno sollevato il morale e fatto credere per qualche istante che un altro mondo fosse davvero possibile. Le critiche a mio modo di vedere vanno fatte sempre anche nei confronti di chi in un preciso momento storico ci sembra il nostro leader, il nostro punto di riferimento, la nostra ancora di salvezza per non sentirci sconfitti dalla prepotenza e dall'arroganza di una maggioranza di governo che in questo momento se la ride a crepapelle ogni qualvolta sente qualche lievissimo gemito proveniente da quella parte politica che dovrebbe identificarsi col nome di opposizione.
Ma chi fa opposizione oggi? Dov'è l'opposizione? A chi dobbiamo ispirarci noi popolo di sconfitti e delusi? A Franceschini e al suo PD? Sono patetici e avviliti poverini, non sanno fare altro che elemosinare voti in periodo elettorale e poi dimenticare di doversi scagliare veementemente contro il nemico quando “Alea iacta est” come proferì quel Giulio Cesare nel mezzo del Rubicone.
Ma noi che qualcosa l'abbiamo imparata dopo anni di di dure sconfitte, non disdegneremo mai quel brodo che tanto orrore faceva alle truppe di Cesare e non sbufferemo mai di fronte a chi audacemente ha deciso di affrontare il nemico a muso duro senza lasciarsi corrompere da alcun compromesso.
Quindi il mio invito è quello di non abbandonare mai il proprio cavallo se la battaglia non è finita e di non lasciarsi ancora una volta prendere in giro da una classe politica obsoleta che non ha nessuna voglia di rinnovarsi e di dare una svolta a questo lungo periodo di oscurantismo morale e legale che sta caratterizzando la storia dei nostri tempi.
Viva gli uomini liberi che gridano sempre quello che pensano!











